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 Progetto "Albinia - Ricerche archeologiche"

Le indagini archeologiche avviate nel 1999 dal Dipartimento di Archeologia nel sito di Albinia (Comune di Orbetello, Provincia di Grosseto) prendono avvio nel quadro di una ricerca italo-francese sostenuta da importanti centri di ricerca transalpini. Obiettivo primario della ricerca era quello di indagare i centri di produzione del vino romano.

Introduzione

Le indagini archeologiche avviate nel 1999 dal Dipartimento di Archeologia sotto la direzione del Prof. Daniele Vitali nel sito di Albinia (Comune di Orbetello, Provincia di Grosseto) prendono avvio nel quadro di una ricerca italo-francese sostenuta da importanti centri di ricerca transalpini, quali il Centre Archéologique Européen du Mont Beuvray, il College del France e il CNRS: obiettivo primario della ricerca era quello di indagare i centri di produzione del vino romano che, all’interno di milioni di anfore, giunse tra II secolo a.C. e I secolo d.C. nel cuore della Gallia Comata, nei territori di Segusiavi, Sequani, Lingoni, Leuci, ma soprattutto nell’oppidum di Bibracte, antica capitale degli Edui, sito nel quale il Dipartimento di Archeologia è impegnato dal 1989 in sistematiche attività di scavo archeologico (fig. 1).

Le rotte commerciali del vino romano da Albinia a Bibracte

fig. 1 - Da Albinia a Bibracte: le rotte commerciali del vino romano.

Il sito

Grazie ad alcune analisi petrografiche condotte sugli impasti e alla redazione di un corpus dei timbri rinvenuti a Bibracte, per la ricerca di tali centri di produzione la nostra attenzione si è concentrata sull’ager Cosanus, ed in particolare sul sito di Albinia, statio sulla Via Aurelia e porto fluviale e marittimo situato alle foci del fiume Albegna, già oggetto in passato di alcune importanti esplorazioni archeologiche: gli scavi sistematici diretti da G. Ciampoltrini tra il 1983 e il 1988 in due vaste aree in località Torre Saline, presso le foci dell’Albegna, hanno permesso di mettere in luce importanti evidenze di abitato, cui era associata sicuramente anche una zona adibita a fornaci, a sud della Torre, che tuttavia venne intravista ma mai esplorata. La documentazione di scavo dell’abitato permette di riconoscere ben quattro fasi di costruzione e ristrutturazione inquadrabili tra la fine del II secolo a.C. e la fine del I secolo d.C., in cui emerge chiaramente l’impiego massiccio di frammenti di anfore come materiale da costruzione: evidentemente il sito di Albinia, sin dai tempi della sua costituzione, dovette affiancare al proprio ruolo di importante punto di appoggio per la navigazione tirrenica, anche ingenti attività artigianali, legate principalmente alla produzione di anfore vinarie. Non deve essere considerato casuale, infatti, che la fioritura di questo centro costiero appaia cronologicamente coincidente con un momento di forte cambiamento delle dinamiche economiche ed insediative del territorio della città di Cosa: alla fine del II secolo a.C., l’inarrestabile declino del centro urbano e la progressiva scomparsa della piccola proprietà contadina rispecchiano l’emergere delle grandi villae produttive deputate ad un intensivo sfruttamento agricolo del territorio. La vocazione vitivinicola di questi grandi centri agricoli comportava naturalmente la necessità di avere a disposizione importanti ateliers che producessero a livello "industriale" l’ingente massa di contenitori deputati al trasporto del prodotto finito.

Ricognizioni dell'Università di Siena nell'ager Cosanus
fig. 2 - Ricognizioni dell'Università di Siena nell'ager Cosanus.
Gli impianti produttivi

La struttura principale dell’atelier è costituita da un grande muro di contenimento in blocchi di calcare rinforzato da contrafforti esterni, che ingloba i resti di due grandi fornaci a pianta rettangolare, affiancate e parallele, destinate alla cottura di anfore vinarie di età tardo-repubblicana (fig. 3). Nonostante l’alzato delle strutture risulti piuttosto compromesso a causa delle continue arature del campo, è stato possibile identificare nelle fornaci un tipo piuttosto diffuso dotato di un corridoio di accesso (praefurnium), di una camera di combustione (fig. 4) che si configura come un lungo corridoio centrale (furnium) e camino per il tiraggio sul lato corto opposto all’ingresso (fig. 5). Il piano forato di cottura, completamente perduto, doveva essere sorretto da una sequenza di piccole arcate che si dipartivano dalle coppie di muretti disposti a pettine ai lati della camera di combustione.

Le fornaci gemelle Particolare della camera di combustione della fornace 1
fig. 3 - Albinia. Le fornaci gemelle. fig. 4 - Particolare della camera di combustione della fornace 1.

A ovest delle fornaci gemelle lo scavo ha portato in luce un grande vano interrato delimitato da robusti muri in pietra e malta(fig. 6) verosimilmente interpretabile, per la sua profondità e per la sua vicinanza alla falda naturale, come un vano per la preparazione o per la decantazione dell’argilla. Una trentina di metri più a ovest, un lungo muro in pietra (fig. 6) sembra chiudere l’area occupata dagli impianti produttivi: tra esso e il grande vano interrato, a giudicare dalla regolare distribuzione di basi di pilastro quadrate deve essere ipotizzata l’esistenza di un ampio spazio a tettoia (fig. 6) destinato probabilmente allo svolgimento di varie fasi della catena produttiva (modellazione, essiccazione e/o stoccaggio delle anfore dopo la loro cottura).

Camino per il tiraggio della fornace 2  Strutture annesse all'officina
fig. 5 - Fornace 2: camino per il tiraggio. fig. 6 - Strutture annesse all'officina.

In vista dell’allestimento di tale spazio, al fine di ottenere un asciutto e solido piano di calpestio l’area venne bonificata con un’impressionante opera di drenaggio, che per il momento rimane un unicum ad Albinia: centinaia di anfore di tipo Dressel 1 pressoché intatte vennero disposte orizzontalmente su uno stesso piano, in file parallele e compatte, incastrate l’una nell’altra(figg. 7-8). Lo scavo di tale opera di drenaggio non è stato ultimato: tuttavia, anche se per il momento sono state recuperate solo un centinaio di anfore per un totale di 14 file, alcuni sondaggi condotti nell’area compresa tra il vano interrato e il muro di chiusura occidentale, permettono di ipotizzare che la bonifica, che doveva coprire tutta l’area così delimitata, fosse composta di circa 500 – 600 anfore.

Drenaggio a Ovest del vano interrato Particolare dell'opera di drenaggio
fig. 7 -Drenaggio a Ovest del vano interrato. fig. 8 - Anfore Dressel 1: particolare dell'opera di drenaggio.

Una recente acquisizione (campagna 2003) è costituita dalla scoperta di una piccola fornace per la cottura di vasellame domestico (fig. 9), che fu impiantata tra i primi due contrafforti del muro perimetrale in pietra che si sviluppa lungo il lato settentrionale della fornace 1, una volta che il grande impianto per la cottura delle anfore aveva cessato la sua attività ed era stato parzialmente demolito. La piccola fornace si caratterizza per la presenza di una fossa di scarico sub-circolare che si apre davanti al praefurnium, il quale a sua volta immette nella camera di combustione, a pianta quadrata. Al suo interno si conservano ancora parzialmente gli elementi di sostegno per il piano forato su cui erano sistemati i vasi da cuocere: si tratta di una coppia di colonnette realizzate riutilizzando colli di anfore all’interno dei quali sono inseriti tubuli in terracotta, e di una coppia di pilastrini quadrati in mattoni.

Fornace per la cottura di vasellame domestico  

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